• Pubblicata il:
  • Autore: Laura
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In trappola

Sono insegnante di lettere, 29enne, purtroppo non di ruolo e quindi destinata a fare supplenze. Si sa, da sempre i supplenti non godono di molto credito fra gli studenti, se poi, come me, si tratta di ragazze giovani e graziose, la cosa diventa ancora piu difficile, soprattutto fra gli studenti maschi.
Come dicevo ho 29 anni, bionda, ricciola, graziosa, alta 1,78, con tutte le curve al posto giusto. Cerco di non farmi notare tenendo un abbigliamento normale, gonna al ginocchio, camicetta e pullover, l’unica nota più sexy le scarpe che mi piacciono alla moda, a punta col tacco.
Insegno alle superiori, e i ragazzi di quinta sono grandicelli. Mi è capitata una supplenza all’istituto nautico, e già li la letteratura non è molto considerata. Ma alle continue provocazioni, battute pesanti e non considerazione, mi sono lasciata trasportare dall’ira e ho spedito uno degli studenti, quello più popolare in classe, dal preside. Grosso errore, perché da li non ho più fatto vita, me l’hanno giurata. Credevo che la cosa finisse fra insulti e dispetti ( mi hanno anche fatto sparire una borsa ), ma mi sbagliavo di grosso. Una sera, al mio rientro, apro il box situato nel retro del palazzo, ed al momento di richiudere la saracinesca me li ritrovo li in quattro. Li guardo un po’ temeraria, li invito ad andarsene, faccio per passare fra loro, ma uno schiaffo in pieno viso mi fa capire che si metteva male. Mi spingono nel box, tirano giù la saracinesca e mi guardano con aria furba. Si capiva benissimo dove volevano arrivare, capivo di avere poche speranze e la rabbia dentro me ribolliva…..non vedevo scampo.
Un secondo ceffone mi raggiunse al viso. Sentivo gli occhi che mi si stavano riempiendo di lacrime, ma non volevo dare loro questa soddisfazione.
Quello che avevo spedito in presidenza mi afferra per i capelli, mi costringe in ginocchio, e con aria decisa mi dice – E adesso vediamo come te la cavi da puttanella, visto che come insegnante vali poco.-
Le lacrime mi rigavano il viso. Capivo che se non volevo peggiorare le cose dovevo sottostare ai loro voleri.
Mi guarda, si slaccia la patta, lo tira fuori e me lo schiaffa sulle labbra.
- Succhia puttana. – e per far capire che non ammetteva repliche, un altro schiaffo mi colpisce. Apro le labbra e lo lascio scivolare dentro di me.
Ha un odore forte, è subito duro, è eccitato, comincia a scoparmi furiosamente in bocca tanto che viene quasi subito. Sento il suo liquido caldo riempirmi la bocca, cerco di sottrarmi ma lui affonda ancora di più nella mia gola, e per non soffocare ingoio tutto. E’ visibilmente soddisfatto, si appoggia alla mia auto e rivolgendosi agli altri li incita, - Tocca a voi. –
Mi afferrano in due, per le braccia e mi rovesciano alla pecorina sul cofano della mia auto. L’altro, con le dita, comincia ad ispezionarmi la fica, dentro e fuori. E’ soddisfatto quando può sbattermi le dita in faccia e farmi notare che sono bagnate. E’ vero, sono terrorizzata e pure stanamente eccitata, bagnata, e la cosa mi umilia ancora di più, non avrei voluto dare loro questa soddisfazione.
Comincia a scoparmi, velocemente, con rabbia, insultandomi. Mentre mi scopa, con un dito comincia ad intrufolarsi nel mio buchetto di dietro.
So cosa sta per succedere, e comincio ad aspettarlo con ansia, non sono nuova a queste cose.
Infatti a un certo punto, esce dalla mia fica e con un colpo deciso entra nel mio culetto. Fa male, eppure comincio a godere, non riesco a smettere.
Gli altri se ne accorgono e cominciano ad insultarmi ancora di più. Tirano fuori i loro cazzi e cominciano a sbattermeli in bocca a turno.
Uno è anche troppo grosso, faccio fatica a prenderlo, e lui si diverte ad affondarlo dentro di me il più possibile per darmi quel senso di soffocamento.
Ormai non penso più. Sto solo subendo, mentre continuo a godere della mia umiliazione. Sono come ubriaca, piango e godo, non capisco cosa succede, vorrei picchiarli, annientarli, distruggerli, eppure godo. I loro cazzi continuano a succedersi nella mia fica, nella mia bocca, nel mio culo.
Sento sulle labbra i loro sapori misti a quello delle mie lacrime, sto continuando a piangere, non riesco a smettere come non riesco a smettere di godere.
Penso a quando sui giornali si legge di uno stupro, che in fondo se lo era cercato, che poi era consenziente. No, non sono consenziente, li odio e non capisco perché godo. Sento che continuano a chiamarmi puttana, troia. Forse hanno ragione loro, forse è davvero così. In fondo nelle mie fantasie, qualche volta, avevo immaginato il mio uomo, duro, deciso, che mi prendeva e mi sottometteva dolcemente.Forse questo era il mio destino.....forse era scritto...forse........ma mentre ci ripenso non posso fare a meno di piangere e ripensare alle loro mani, i loro sessi, su di me, dentro me.

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08/01/2011 23:25

lucio51

brava! molto ben scritto perchè non fai uno sforzo e scrivi il continuo? ciao laura.

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