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  • Autore: Matteo
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Monica: la vacanza.

Passarono circa due settimane. Mentre si cenava, mia mamma mi disse, che aveva invitato i genitori di Monica per un caffè dopo cena. Erano passate da poco le nove il campanello suona. Mio padre andò ad aprire. Con loro c'era Monica. Ci accomodammo in sala. Si chiacchierava. Monica mi chiese cosa avrei fatto per agosto. Le risposi che quest'anno lo avrei trascorso in città. Suo padre mi disse: che, se volevo, potevo andare in vacanza con loro nelle due settimane centrali di agosto, Andiamo ad Alassio. Gli risposi: come mai volete portare me?, avete sempre portato con voi il fidanzato di Monica. A Monica vennero gli occhi lucidi e una lacrima le solcò il viso. Le dissi che aveva. Sua mamma prese la parola e disse: dato che Monica non fosse più assieme a Chicco. ( Che lui aveva confermato per la vacanza con loro. E che ora in albergo c'è una singola libera. E che se volevo potevo prendere il suo posto ). Monica mi chiese un bicchiere d acqua. Io è Monica ci spostammo in cucina, iniziò a raccontarmi come è successo: ( gli chiesi se mi voleva ancora bene? Lui mi rispose: che se io non con lui, io non avrei mai trovato nessuno dato che, a volte sono insopportabile e rompi coglioni. Così gli diedi del bastardo, che mi aveva solo usato e di andarsene che non lo volevo vedere più ). Mi avvicinai e la abbracciai e le dissi nuovamente che Chicco non ti meritava. Poi tornammo in sala. Dissi va bene tanto la ditta in cui io lavoro è chiusa per ferie tutto il mese. Durante il periodo prima della partenza, io e Monica ci vedevamo un po' più spesso. ( se finimmo a letto? No! ). Arrivò il giorno della partenza. Destinazione Liguria. ( Alassio ). Partimmo il sabato mattina presto, alle sei, così per orario di pranzo potevamo già essere in albergo. Arrivammo in albergo e consegnati i documenti, ci diedero le chiavi dicendoci dove fossero le camere, che si pranza a alla una e si cenava alle diciannove e trenta per i documenti, ci venivano riconsegnati dopo pranzo. La camera dei suoi era al secondo piano, mentre le nostre singole erano al quarto. Mentre salivamo Monica mi disse: che le camere anno un piccolo bagno con lavandino, doccia, wc e bidè. E che avevamo pure la tv e un balconcino con vista mare. Dopo pranzo ci fiondammo in spiaggia e prendemmo i lettini. I primi cinque giorni passarono. Una sera io è Monica passeggiavamo sul lungo mare mentre ci mangiavamo un gelato, ci sedemmo su una panchina. Io ridacchiando le dissi che il gelato doveva mangiarlo e non annusarlo, hai la punta del naso sporco. Il tempo non era dei migliori, iniziò a gocciolare. Arrivammo in albergo appena in tempo. Il cielo ormai nero. Venne giù un acquazzone pazzesco, erano le ventitré così andammo nelle nostre camere. Ci salutammo. Fuori c'era il diluvio, mi buttai sul letto e guardai la tv. Di fonte a me avevo la porta finestra che dava al balconcino, la tapparella era per metà abbassata. Un lampo accese il cielo. Andò via la luce, un cazzo di tuono mi fece saltare di paura sul letto. Ok per evitare di dormire con la luce che prima o poi sarebbe tornata, cliccai sul interruttore. Altro lampo, altro tuono, stavolta ero preparato. Poco dopo, ancora lampo e tuono sempre del intensità del primo. Toc, toc aprimi aprimi. Monica tremava come una foglia e quasi singhiozzava. ( se fossi stata una ragazza mi sei gasata sotto pure io ). Mi butto le braccia al collo la sentivo tremare. Ci sedemmo sul letto, la abbracciai, con la mano sinistra le accarezzavo la nuca, con la destra le accarezzavo la schiena. Le dissi che era solo un temporale, che presto sarebbe finito. Le diedi un bacio sulla fronte, le dissi di nuovo che non doveva avere paura, che ora era qui con me. Ci sdraiammo, la strinsi a me, ora non tremava più come prima, le sussurrai che con me era al sicuro e iniziai a coccolarla. La prima a svegliarsi fu lei, con scossoni mi svegliò dicendomi, vado vado. Erano le sette e mezza. Durante la giornata ci parlammo poco. E ciò mi portò a farmi alcuni pensieri. Ultimamente avevo un interesse maggiore verso Monica. Ormai mancavano gli ultimi quattro giorni di vacanza. Feci una follia. Mancava un ora per il pranzo. Dissi loro che mi venne mal di testa e che sarei andato in camera a prendere l aulin. Invece appena non visto mi fionda i in un negozietto in cui vendevano fiori. Le presi tre rose rosse e le feci confezionare presi anche un bigliettino che avrei scritto in camera. In reception chiesi una biro che poi avrei restituito. In reception capirono e mi dissero che avrebbero detto nulla.Inganno riuscito. Feci una veloce doccia mi preparai nascosi i fiori in bagno e mi sdraiai sul letto. Mancavano cinque minuti al una, Veronica mi bussò. Le dissi entra è aperto. Mi chiese se era passato il mal di testa e se sari sceso. Le risposi si dammi cinque minuti e scendo. Tu va pure avanti. Scesi, erano già tutti seduti. Feci un bel respiro. Una volta davanti a lei le porsi le rose. Le prese con mani tremanti. Vide il bigliettino. Lo lesse. ( Ciao cucciola. A noi sono capitate circostanze sia belle che brutte. Con te sono state belle, voglio starti vicino, darti calore, amore, sicurezza e proteggerti. Ti Amo ). Mi guardò si alzo e mi baciò. I suoi genitori le dissero in mia presenza che gli piacevo come persona. Gli ultimi giorni. Continua...........

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19/04/2014 23:56

AG

la trama è lisa come una garza, la grammatica è orribile.

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